Bio

[Proponiamo qui di seguito, per chi avesse desiderio, curiosità, stimolo ed attitudine, le biografie semiserie dei componenti di corpo10]

Guido Grimaldi.

Guido Grimaldi nasce sulla costa adriatica abruzzese nella primavera del 1983, ultimo di tre fratelli. Frequenta con ottimo profitto scuole pubbliche di ogni ordine e grado. Asilo, elementari, medie inferiori, dove è costretto ad imparare poesie a memoria quasi senza riuscirci. Per protesta contro questo sistema si iscrive al liceo scientifico, luogo principe delle menti matematiche; in questo contesto stranamente incontra un tizio che gli spiega come dietro la letteratura si nascondano il fascino della vita ed il mistero del suo mestiere. La curiosità si trasforma in passione ed inizia seriamente a leggere e scrivere. Parallelamente percorre l’intera trafila del settore giovanile della squadra locale di calcio nonostante un talento discutibile.

Si trasferisce all’Alma Mater Studiorum di Bologna per gli studi universitari, dove studia materie che gli piacciono sul serio e grazie alle innumerevoli riforme dei vari ministri è costretto a compilare due tesi (una su Pasolini e De André, l’altra su Leopardi) per avvalersi del titolo di dottore magistrale.

Laureatosi a luglio a pieni voti, entra, nell’anno successivo, nel vorticoso giro del precariato grazie a delle supplenze per l’insegnamento delle materie di competenza, con incarichi di varia durata, geograficamente collocati in Lombardia. Nell’anno ancora in corso si trova a Napoli dove si specializza in letteratura, scrittura e critica teatrale con un Master alla Federico II.

Ha svolto e svolge tuttora lavori saltuari che lo inseriscono a pieno titolo nel settore del sottoprecariato, cioè del lavoro non retribuito; altri invece lo hanno gratificato economicamente. Tra i vari si ricordano: imbianchino e manovale, uomo da cucina in stand enogastronomici, articolista su testate online, istruttore (o allenatore in seconda, in gergo tecnico) di scuola calcio, insegnante privato e/o a domicilio.

Scrive privatamente, ma ha intenzione di uscire allo scoperto.

Curiosità e preferenze. Non appartiene ai rami nobili delle famiglie con le quali condivide il cognome (né i Grimaldi di Monaco, né quelli delle navi). Dice di essere stato un mese negli U.S.A. a studiare ed uno in barca in Grecia, ma conosce poco e male l’inglese e non è bravo negli attracchi in porto. Si è giovato per più di vent’anni di una folta chioma bionda, ora si avvale della collaborazione di qualche rado pelucchio che preannuncia completa calvizie. Gli amici dicono di lui che “per carità è intelligente ma pignolo”. Ascolta vari tipi di musica, principalmente lirica e cantautori italiani. Crede nell’amore eterno come si insegnava nel secolo scorso. La sua figura retorica preferita è l’ossimoro.

A fronte di queste esperienze è convinto di conoscere non più dell’un per cento di quel che ci sarebbe da sapere del mondo.

Guido Grimaldi sono io.


Marco Lista

Non amo mai parlare di me, stilare autobiografie. Non che mi capiti spesso. Tutt’altro. In effetti, ora che ci penso, questa qui è la prima volta. E magari pure l’ultima, visto quanto ci sto mettendo! Quasi quasi pago qualcuno per scrivermela, o gli dico che lo pagherò, e poi… Ecco, questo è tipico di me. Sono pigro. Ma la pigrizia non è un difetto, intendiamoci. Se non fossi pigro magari oggi avrei il vizio del fumo o – che so – avrei fatto molte più cazzate in questi 29 anni, 3 mesi e 18 giorni di quante non ne abbia effettivamente collezionate. Eh sì, perché mi basta pensare “Uà, mi sono finite le sigarette, dovrei uscire a comprarle”, et voilà, passata la voglia di fumare. E via dicendo.

Ora però non vorrei sembrare logorroico. Odio la gente logorroica, la logorrea (si dice così, no?). Quella cosa che se tu ci metteresti 2 minuti a raccontare una storiella, un aneddoto, un cavolo di fatterello, il logorroico ci mette 10 volte tanto, aprendo parentesi dentro parentesi che poi, mica le chiude!, e perde ovviamente il filo di un discorso di cui già ti fregava ben poco. Come quella volta, ero al Comune, e un signore mi domanda non-so-cosa sul sindaco, e io che ero informato perché allora facevo il giornalista per la piccola Tv di ‘sto paese del napoletano, non so se avete presente Napoli, Pozzuoli, ecco, proprio nel mezzo abito io, tra la Napoli in cui sono nato e ho studiato, fino all’Università, conclusa un paio d’anni fa con una laurea in Lettere Moderne, tesi in letteratura contemporanea, su Svevo – adoro Zeno! –; come se Svevo, poi, fosse contemporaneo: se vai in Inghilterra o negli States, gli scrittori contemporanei sono quelli ancora vivi, ma si sa, in Italia siamo un po’ meno al passo coi tempi, o il tempo ha un altro passo rispetto a noi, noi che siamo abituati a sentire attorno le vestigia del passato, a volte lontanissimo, di cui peraltro non sembriamo mica tanto orgogliosi, a conti fatti. Io invece un po’ sì, un po’ me li guardo con orgoglio i segni del passato che tempestano di bellezza la mia città natale (sarà anche perché, di Napoli, se voglio soffermarmi solo sul presente…), ma non sono visceralmente attaccato ad essa.

Dicevo? Che non amo tanto parlare di me, io. Però adoro viaggiare, ecco, qui volevo arrivare: amo le città europee, quelle che hanno un’anima, ossia quelle per le quali dire “Io sono di …”, significa anche – automaticamente e assolutamente – indicare un tratto del carattere o della visione del mondo di chi vi abita. In questo stesso momento sto scrivendo in viaggio, di ritorno da un città dove ho svolto un breve tirocinio come insegnante d’italiano. Non pagato, ovviamente. Come non pagati sono stati i due annetti da giornalista, anche se, a ripensarci, avrei potuto chiedere un euro per ogni volta che ho dato informazioni a qualche paesano che girava spaesato nel Comune. E a quelli logorroici, due euro.

Insomma, mi scoccia parlare di me, ma qualcosa devo pur dirla: adoro l’arte, la letteratura, il tiramisù, la vita notturna, scrivere, l’informatica, parlare le lingue straniere, e tutto ciò che non sia analcolico. Ma non in quest’ordine, ovviamente.

Mi chiamo Marco, piacere.


Luigi Imperato. Biografia semiseria scritta da un Anonimo… che se lo trovo…

Luigi Imperato sta per nascere a Cercola il 16 agosto del 1980. E’ una calda mattinata d’estate e il giorno precedente, un ferragosto passato dentro un pancione quasi pronto allo scodellamento, non è stato per Luigi quello che si è soliti considerare uno spasso, ma è pur vero che qualche tempo dopo lo stesso conoscerà, proprio a ferragosto, l’ iperaffollato  lido Mappattella  dove avrà modo di rimpiangere i momenti di solitaria preparazione alla venuta al mondo. Ma tornando a questa mattina del  1980, quando lidi, campeggi e rosolature al sole sono ancora da venire, sembra proprio che le cose si mettano per il verso giusto: i medici sono pronti, le doglie sono insopportabili e persino la testolina di Luigi è nella sua bella posizione spalanca pertugio. Però c’è qualcosa che non va, eh sì! Sembrerebbe un innocuo problema ospedaliero, sembrerebbe una complicazione, seppure non grave, e invece tutto può essere riportato ad uno strambo desiderio del nascituro: avere come luogo natale un altro ospedale e già che ci siamo magari un’altra città. Affrontiamo la prima questione: l’ospedale. Il vero problema è la clinica dove sta per nascere: clinica Lourdes. Sia chiaro Luigi non ha nessun problema con la struttura ospedaliera in sé, è piuttosto quel nome che gli richiama qualcosa di troppo mistico, diciamo che vorrebbe nascere sotto l’egida di un nome meno miracoloso, possibilmente più scientifico… come dire: mica è poi tanto un miracolo nascere, accade a miliardi di persone e anche a qualche migliaia di miliardi di altri esseri viventi! Arrivando alla questione città invece, pur non avendo nulla contro Cercola, il caro quasi bambino si è incaponito con le metropoli. Dice che la metropoli fa più figo sulla carta d’identità (luogo di nascita: un posto che più o meno tutti conoscono). Sembra un cruccio di poco conto, e infatti lo è, ma si tratta pur di un bambino, anzi un futuro bambino, e che per giunta sta per nascere sotto il segno del Leone, il più vanitoso dei dodici.  La più vicina metropoli a portata di mano di Luigi e della sua mammina è Napoli: poteva andargli meglio penserà qualche maligno leghista, razzista, stronzo,  ma per lui il Sud è già qualcosa che suona ricco di umanità e follia quanto basta, e poi insomma non è che può chiedere di più a sua madre,  ricordiamoci che si tratta pur sempre  di donna dolorante e  semipronta (per usare un eufemismo), dunque presumibilmente mal disposta ad un volo Cercola-New York. Intanto il quartiere più vicino è Ponticelli, periferia est; anche qui qualche snob avrà da ridire, ma basterà una pernacchia ad affermare il valore della periferia.

Accelerando il racconto… ci siamo: è il pomeriggio del 16 agosto 1980, Luigi Imperato nasce a Napoli, quartiere Ponticelli, clinica Betania… ecco finalmente un nome che, seppure non scientifico, almeno ha una sua bella sonorità… Cosa? Betania è il nome della città dove abitava Lazzaro? Ma Lazzaro chi? Ah, quello di “alzati e cammina”! Proprio lui, quello resuscitato, il miracolo dei miracoli insomma!

Nomenclatura miracolosa 1 – Luigi 0.

A questo punto a Luigi sembra già di aver fatto uno sforzo immane e per di più con un risultato solo parzialmente soddisfacente, e sembra solo all’inizio. Per reazione trascorre gli anni da zero a cinque in relativa tranquillità e senza fare nulla per farsi notare dalla stampa internazionale. Passa poi un’infanzia anomala  lontana dal gioco del calcio perché ossessionato dalla paura che i campi di pallone fossero davvero lunghi quanto quelli di Holly e Benji. Non resta immune però alla fede calcistica passiva e trascorre anche lui serate intere fuori alla fantomatica casa di Maradona in attesa di un autografo che non arriverà mai, sentendosi per un fugace attimo parte di una comunità. Rifiutato però il calcio praticato si butta a capofitto e in ordine sparso in basket, arti marziali, pallavolo, filosofia, letteratura, e tutto senza la minima intenzione di sembrare volontariamente un diverso. Per quanto riguarda le letture passa da cose sostanzialmente inutili fino a media ed alta letteratura per scivolare poi ovviamente di nuovo verso cose sostanzialmente inutili. A 16 anni intanto decide che le discoteche non gli piacciono, proprio così dice a qualche amico che lo incalza, e agli occhi degli altri invecchia di 40 anni tutti insieme. Ma lui continua senza tregua alcuna e qualche anno dopo arriva addirittura, durante un innocuo sabato sera, a parlare di cinema non intendendo con questa parola né Titanic né la coppia Boldi-De Sica (figlio): alla sola scansione del nome Kubrick i suoi compagni lo evitano come persona pericolosa e forse impossessata dal demonio. Intanto Luigi si iscrive prima a Ingegneria Aerospaziale e poi a Lettere moderne e ancora una volta la gente dubita sulle sue intenzioni e sul fatto che voglia sembrare volontariamente un diverso. Tutto ciò ha un culmine in una scelta definitiva quanto inaspettata: il teatro! Adesso tutti capiscono, Luigi non è un marziano, e neanche pericoloso… è solo uno sfigato. Ma lui crede in quel che fa, insiste e nel 2002/2003 fonda insieme alla sua compagna del momento, Silvana Pirone, la compagnia Teatro di Legno. Prende questa attività sul serio, ma molto sul serio, tanto che ora non ci si può manco scherzare sopra, e tanto che fare il regista, il drammaturgo e il docente di teatro è ancora il suo lavoro, nonostante abbia ormai avuto 10 anni per ripensarci e tentare di cambiare strada.  Il teatro gli dà qualche soddisfazione, ma la gente finché non lo vede al TG regionale su Rai Tre, o al photo call del Giffoni Festival ritrasmesso su Canale 5 non riesce a credere che esista qualcosa di nome Teatro che possa anche avere a che fare con l’essere soddisfatto. La memoria televisiva però è breve, e Luigi torna velocemente ad essere uno sfigato che tuttavia, valore aggiunto, ora sa cosa diamine è un photo call.

Nel 2010, per non farsi mancare nulla, ha anche la brillante idea di mettere su un’altra impresa che, come quella teatrale, è molto in linea con le tendenze del mercato: un collettivo di scrittori.  Fonda infatti nel 2010 insieme a Guido Grimaldi e Marco Lista il collettivo Corpo 10. E per ora sono solo 30 anni … quasi 31… I più cinici attendono con ansia i prossimi sviluppi…

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5 risposte a Bio

  1. mad ha detto:

    posso fare la Mocciosa e dire che, forse, l’un per cento è anche troppo?

  2. corpo 10 ha detto:

    ovviamente puoi dire tutto quello che vuoi senza sembrare mocciosa; per quanto riguarda l’un per cento, è vero, abbiamo arrotondato per eccesso!

  3. Salvatore Veneruso ha detto:

    Gustosissimo…a quando gli altri???

  4. elena cecchetti ha detto:

    Ganzo sto blog, un mese di chupiti non sono bastati per arrivare a parlare del blog!

    • corpo 10 ha detto:

      È che tra cañas e chupitos non mi vedevo credibile a parlare di reading e tentativi letterari (con tutto il rispetto per la Letteratura). Comunque ho visto finalmente il tuo: certo che ci vuole ‘na bella fantasia, che brava!

      Marco

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