Fedele La Causa e la protesta dei Forconi

Fedele La Causa entrò rumorosamente nell’ufficietto, spintonò la vetrinetta che ne delimitava l’ingresso e posò la tracolla sulla scrivania. Che poi “posò” non è nemmeno il verbo più adatto; bisognerebbe precisare che gli scivolò dalla spalla, lungo il braccio destro, rimanendo mezza impigliata alla scapola col ferro che stava a chiusura al posto dei bottoni e insomma, alla fine, sulla scrivania, ci cadde un po’ sopra pure lui.

«Oggi, quando la giornata nasce storta, io lo dico sempre che non si può venire a lavorare con le condizioni così. Le condizioni ti condizionano. Armando!», strillò infine in maniera infame.

Armando Lo Piccolo stava litigando con la moca un po’ difettosa ma che non si poteva cambiare, ché era antica e quindi lo faceva buono, il caffè, quando usciva.

«Ecco, ispettò, mo’ subito vengo; finisco di preparare»

«Che cosa?»

«Il preparamento. Di caffeina, di zucchero, di miscela, di cucchiaino e di tazzina. Ci volete il biscottino?»

«Animale» rispose irritato l’ispettore dando una specie di gomitata al portapenne e ad alcune risme di fogli che una qualche segretaria di passaggio aveva provveduto ad ordinare. Le carte si sparpagliarono sul ferro misto a plastica del suo tavolo da lavoro e una mezza bestemmia gli s’infilò tra i denti senza uscire del tutto allo scoperto. S’udì solo un fragoroso “turutum”.

Armando giunse con due sottopiattini con rispettive tazzine da caffè sui palmi delle mani e alcuni biscottini in mezzo ai denti e mentre cercava di parlare, per tenerli in bocca, continuava a masticarli e, una parola dopo l’altra, se li veniva mangiando. «I-E-O-E, I-E-O-E».

«Che vai dicendo? scimunito; scimunito di guerra».

«I-E-O-E, I-E-O-E, O-IA-O, I-A-I» ché in pratica riusciva ad articolare solo le vocali, ché le consonanti erano troppo complicate e insomma voleva dire “Ispettore, ispettore, dobbiamo sbrigarci”, visto che al direttore di gabinetto era arrivata una richiesta urgentissima di resoconto di una missione segreta che i due avrebbero dovuto portare a termine la settimana precedente, ma che non era stata compiuta perché c’era la partita del Napoli in casa contro l’Arsenal, e, poco poco si vinceva tre a zero e si passava il turno, non ci si potevano perdere i festeggiamenti.

«Che cosa? Che… che sono…»

«Briciole, ispettò!»

«E tu così me li dai i biscottini?»

«E quelli… io due mani tengo, ispettò»

«E allora?»

«S’hanno sframmicati per strada»

«Per strada ti ci manderei io a te… a chiedere le elemosina. Vabbè comunque che c’è da fare qua?»

«C’è da pulire, ispettore, ma ci penso io, non si preoccupi…»

«Non mi preoccupo, no, deficiente. Io dico di lavoro. Che dobbiamo fare di lavoro?»

A quel punto Armando si attorcigliò su se stesso e si affiancò alla pertica che fungeva da attaccapanni nel vano tentativo di nascondersi, ché se fosse stato un animale si sarebbe messo la coda tra le gambe. Poi riepilogò quel che era il loro compito, rammentando all’ispettore capo che “ci bisognavamo recare dai forconi, cioè dei trasporti, per vedere di capire l’ingabbiamento di traffico che ne avrebbero risultato, ispettore. E soprattutto l’incolpamento di chi potrebbe essere successo”.

Fedele maledisse il giorno in cui rifiutò di entrare nella Polizia Municipale come addetto al controllo dello smaltimento della spazzatura.

«E pensare che io ho rifiutato i rifiuti»

«Come ha detto ispettò?»

«Io, per te, ho rifiutato i rifiuti… ma che ne sai tu, quello è lavoro, che ne sai tu di lavoro, che non hai faticato quindici minuti di fila in vita tua»

«Ma perché voi ispettò avete mai lavorato?»

«Che c’entra?, animale; io non è che non ho lavorato; è che cambio spesso datore. Scimunito».

«Scusate»

«Vabbuò, mo’ non ci perdiamo in chiacchiere. Facciamo la nostra bella letterina e risolviamo tutto. Io parlo e tu scrivi»

Fedele La Causa gorgheggiò brevemente l’ugola (manco Di Stefano prima della prima) e si chinò indietro con la schiena per smaltire l’appesantimento della colonna vertebrale, ma con il davanti urtò Armando dandogli una panzata che sarebbe stata una scorrettezza anche nelle gare di judo; senza nemmeno scusarsi (ché si sa, i superiori possono permettersi azioni maleducate), iniziò a dettare la relazione; e Armando a vergare, di proprio pugno, ma nel vero senso della parola, ché la penna la teneva più con l’interno della mano che con le dita.

«Tu scrivi, e non parlare»

«Ma…»

«E non parlare»

«Ma…»

«E non pensare»

«Ma…»

«E non ti muovere»

«Ma»

«E che fa, respiri? », aspettò qualche secondo prima che un briciolo di tolleranza s’impadronisse del suo spirito sbrigativo e poi concluse «Mannaggia. Dimmi, che vuoi?»

«Devo pisciare, ispettò»

«Pisci dopo». Attese burbero. «Prima il dovere, poi il piacere. Scrivi che io ti dico. Le priorità non esistono più».

Armando abbassò il busto robusto sulla scrivania con le scapole che spuntavano all’indietro quasi perpendicolari alla schiena.

«Gentilissimo Ministro degli organi Interni, nonché conoscitore delle cose di giustizia che mo’ sono passate alla Cancelleria, nonché bellissimo vicepresidente, che se fosse per noi i meriti suoi sarebbono giusti giusti per essere Premièr…»

«Come avete detto?»

«È tedesco, scrivi, significa che è arrivato primo»

«Perdonate»

«Ignorante, manco la terza media e parla con me… Allora, scrivi: …giusti giusti per essere Premièr, giacché maschio Alfano, quantunque supremo e amabilissimo erede del Silvio e delle sue prigioni, ma di partito proprio, noi con umiltà ispettoriale vi scriviamo circa a riguardo delle questioni delle protestazioni dei Forconi che hanno attanagliato la Campania e la campagna.
Noi abbiamo lavorato come di consuetamente, benché L’Arsenale inglese fosse di compagine presso la bellissima Fuorigrotta. E napoletanamente abbiamo vinto e perso insieme, ma a noi ce l’hanno detto gli amici il giorno dopo, ché quella sera eravamo giustappunto a lavoro.

Allora: non ci sono stati problemi relativi ai Forconi. Tutti gli attrezzi agricoli hanno funzionato alla perfezione, la raccolta di paglia e fieno è scivolata liscia come l’olio e anche mio cugino ha riparato il suo di rastrello. Secondamente: tutto bene anche per le Forcine: capelli pettinati regolarmente, messe in piega piegate proprio precise precise, tipo quando Lo Piccolo ha ospiti a casa e la moglie ripiega i tovaglioli quadratissimi, parrucchieri molto operativi e sgobboni, casalinghe che fanno le pulizie con le ciocche. Terziamente: profilo tranquillo riguardante le Forchette. Tavole apparecchiate a dovere in tutta Napoli e provincia (non abbiamo purtroppo indagato le tavole di tutta la regione anche se avrebbimo voluto, ma proprio di assai!), anche cucchiai, coltelli e bicchieri e soprattutto forchettine per il dessertaggio, maccheroni aggrumati come Dio comanda e sugo abbondante. Quartamente: non c’è stato nessun movimento di Forca. Niente impiccagioni, niente patiboli di sanguinamento acuto, forse reati, ma non decapitamenti; se credete che fosse il caso di necessità di agire tramite ammortamenti, fateci sapere che noi provvediamo».

«Ispettore, scusate…»

«Hai scritto, cane?»

«Ho scritto tutto, per carità»

«Allora puoi parlare»

«Volevo dire che forse il Ministrissimo si riferizzava alla protestazione del Movimento dei Forconi del traffico»

«E vabbuò, mo’ traffico… e poi traffico di che?, si sa che il traffico cittadino quello esiste da sempre e per sempre»

«Avete ragione, allora»

«E certo che ho ragione, mo’ ci manca pure che c’hai ragione tu, c’hai. Comunque, facciamo una bella cosa. Vuoi aggiungere un postilla di traffico?»

«Ecco, sì, magari una poltiglia di traffico»

Ispettore suo devotissimo Fedele La Causa

 

PS: Armando Lo Piccolo, nel suo piccolo, ci tiene a precisare che putasse caso che vostra Signoria, Occhio di Falco, niente a che vedere con i falchi del partito vostro ex, avrebbe avuto concetto di reclamare informazioni sul traffico, forse potrebbe chiedere a organismi competenti (e comunque gli altri traffici cittadini sono stati regolari). Di automobili chiedere a Onda Verde che sta sulla radio. Traffico aereo chiedere a Capodichino che là sta. Traffico telefonico chiedere a Fastweb che sta nei tombini. Traffico marittimo chiedere al porto. Narcotraffico, no, narcotraffico cancella. Per varie ed eventuali chiedere agli ausiliari del traffico, che sennò che ci stanno a fare.

Servo umilissimo Armando Lo Piccolo

corpo10

Le Ispezioni di Fedele La Causa

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