Fedele La Causa e il governo di larghe intese.

Quando La Causa venne a sapere che il governo si faceva ebbe un intenso e sonoro sussulto di gioia. Uno di quei sussulti di gioia che escono di bocca con la centrismo1naturalezza dell’istinto, uno di quei sussulti per cui vale la pena aspettare mesi; uno di quelli, insomma, che in molti chiamerebbero rutto. Gli ispettori ministeriali, si sa, hanno bisogno dei dicasteri per lavorare, portare avanti indagini per loro conto e fino a che c’erano i tecnici al comando funzionava diversamente, perché quelli, diceva Fedele, “sanno tutto loro e si credono di essere chissà chi e non ci lasciano controllare nemmeno se il vicino di casa fa la raccolta differenziata”.

Insomma, ora, aveva appreso dal telegiornale che “con la formazione del nuovo esecutivo, un governo di larghe intese fortemente voluto dal presidente, si attiveranno le nuove commissioni parlamentari e si darà avvio al regolare svolgimento della legislatura e la macchina dello stato potrà riprendere il suo cammino”. Fedele si era fatto spiegare dal suo dirimpettaio di pianerottolo che in pratica tornava a starci un po’ di lavoro.
Però bisognava cercarselo. E siccome qua si trattava di mandare avanti la baracca, altro che chiacchiere e distintivo, aveva telefonato immediatamente a Lo Piccolo il quale, alla pretesa di una riunione straordinaria immediata, aveva provato a rispondere se “non si potrebbe fare domattina che stasera ci ho il compleanno della bambina di mio fratello”; allo stesso modo Fedele aveva replicato per le rime al giovane vice assistente “Armando, ti risulta che noi ispettori possiamo perdere tempo dietro ai compleanni dei cugini?”, allora Armando disse che “quella la bambina mi è nipotina a me”, ma a Fedele non gliene importava niente perché c’era bisogno assoluto di una “seduta straordinaria seduta stante” e allora “d’accordo ispettore, infatti io qua sto seduto, però mo arrivo di corsa, va bene lo stesso?”.
Uno dei motivi avrebbe potuto essere il solito traffico serale napoletano. Un altro, forse, l’attesa della torta.  O magari un impegno urgente al bagno. Ma quando il vice assistente segretario con funzioni generiche Armando Lo Piccolo si presentò a casa dell’ispettore superiore con deleghe varie Fedele La Causa dopo un’ora e tre quarti ammise sinceramente che “commissario ispettore, quelli i carabinieri non volevano sentirci né da un orecchio né da quell’altro: hanno detto che senza patente dovevo arrivare qua a piedi”.
“Ma tu perché non gli hai spiegato che siamo dipendenti pure noi di come lo sono loro? Colleghi di funzionalità?”.
“C’ho provato, ispettore, posso giurarlo, ma non tenevo il portafoglio con i documenti e poi non c’ho capito niente: quelli hanno insistito che carta canta e io infatti ho provato a cantare a voce, gli ho fatto un pezzettino di rose rosse per te ho comprato stasera, ma quelli, peggio padre, a dire che non li dovevo prendere in giro e che dovevo incamminarmi sennò loro mi portavano in caserma”.
“Ma tu non sai cantare, io te lo dico sempre!”
“Avete ragione ispettore, non lo faccio più.”
Dopo il ritardo e le spiegazioni si misero alla scrivania da lavoro alle undici e mezza passate.
“Qua dobbiamo passare in rassegna tutto l’elenco dei ministri nuovi, ché l’hanno fatti tutti nuovi non lo sapevi?”
“Lo saccio lo saccio, ma rassegnarmi mai, ispettore capo!”
Fedele non era molto abile nel dissimulare lo sconforto dovuto all’idiozia del suo più prezioso, poiché unico, collaboratore. “Io ti uccido, se non oggi, domani, al massimo quando vado in pensione, però ti uccido”.
Poi Armando abbassò gli occhi fissandoli sul foglio dove era pronto a scrivere sotto dettatura, tacendo, quando Fedele cominciò con “qua ci vuole ‘na bella lettera a tutto il consiglio dei ministri”, che era da presuntuosi voler offrire un consiglio ai ministri.
“Allora, come al solito, io parlo e tu mi scrivi dietro, vabbuono? Ecco. Qui ci vuole un’intestazione lunga, lunghissima, intera quanto intero è l’elenco dei ministri che contano; e noi a loro dobbiamo chiedere lavoro. Insomma ho pensato di cominciare così. Scrivi eh!” e pur tirando il petto in fuori e la pancia in dentro non riuscì ad avere una silhouette piatta.
“All’attenzione cortese, che mai ci permettessimo di dire noi a voi state sull’attenti, dei seguenti gentilissimi ministri nonché politici, ché basta coi tecnici. Due punti, a capo, lettera maiuscola.
Presidente consiliare già di illustrissima parentela di rapporto zio-nipote a cui sempre devotamente ci rivolgiamo, signor dottor professor Letta Errico che però non è che siccome sta a letta allora dorme all’in piedi.
Presidente in seconda istanza, ma secondo noi degnissimo di esserlo per primo, uomo sempre vigile ma soprattutto bellissimo, nonché ministro dell’interno, cioè delle cose nostrane, che tante sono troppe e ne basta una sola, cioè di cosa nostra, uomo d’onore Alfano Angelo del Signore.
Ministra buonissima di quando ci tocca andare all’estero, che mai ha rifiutato un piacere o una cortesia o qualche cosa di soldi a qualcuno in difficoltà, signorina Gemma Bonino, ma solo di nome che per noi è bonissima.
Ministra di grazia e giustizia, che molti chiamano solo di giustizia, che si sa che è giustissima, ma per noi rimane sempre molto aggraziata, sì, e femminile e affascinante ma pur comunque timida, ormai fu prefetta, ormai fu ministra degli organi interni, donna Marianna Cancellieri, specialista non solo in ferramenta di cancelli et cetera, ma soprattutto, checché ne dica chicchessia, esperta giudicessa di articoli di cancelleria quali gomme, penne, et cetera.
Ministro…”.
Armando sbadigliando disse che “mi si è scaricato l’inchiostro della penna, ispettore, volessimo continuare domani?”.
“Tu non tieni un poco di voglia di lavorare nemmeno per sbaglio. Pertanto devi tornare a casa a piedi, per questa volta ti lascio andare. Domani ti tocca il continuamento della lettera. Sbrigati, va’, cammina, dormi e torna e mi raccomando fai queste tre cose nell’ordine che te l’ho dette”.
Dietro le spalle grosse di Armando si chiuse il portone della buonanotte.

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Le Ispezioni di Fedele La Causa

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