“The best club in Graz!” e gli amici immaginari

Ve la devo raccontare, questa.
Postgarage, ieri. Nota discoteca di Graz, proprio sotto casa. Il mio nuovo coinquilino, Paul, non c’è mai stato e ci andiamo.
Metto solo una felpa sulla tshirt – ok, c’è qualche grado sotto zero, ma tanto devo camminare 30 metri – così avrò meno roba da lasciare in giro in qualche angolo del locale.
Le mie chiavi sono sempre nel giubbino, e quindi “Paul, io sto senza chiavi, portale tu”.
Entriamo.

Sono le 4 e qualcosa. Dai, usciamo.
Quella testa di minchia, davanti al portone, non trova le chiavi. Ma siamo sicuri? Ma SEI sicuro? Cerca bene. Cazzo guarda meglio.
Mentre lui si auto-perquisisce inutilmente per l’ennesima volta, mi si sventagliano davanti le varie prospettive del momento. L’altro coinquilino? Tornato al suo paesino sperduto del cazzo per il weekend [un giorno scriverò un trattato in 3 tomi su quanto odio questo tipo di gente]. Il proprietario? Lui ci vive, in un paesino del cazzo. E a meno che non venga a mignotte a Graz di venerdì sera, inutile chiamarlo. Dormire su una panchina? No, c’è il ghiaccio, si scivola. Poi magari mi risveglio cadavere. La stazione? Paul l’aria, la faccia e la lucidità del barbone ce l’ha, magari gli altri senzatetto di Hauptbanhof lo prendono in simpatia e ci allungano pure un cartone di Tavernellen. Quindi ok, Paul, mi servi vivo.
E che dire di me? Sono senza giubbino in una notte glaciale come non se ne vedevano da febbraio, e senza chiavi se non per la prima volta in vita mia, quasi.
“Marco, forse quando ho tirato fuori tutto dalle tasche… per raccogliere il tabacco, erano piene… saranno cadute”.
Te lo auguro, Paul.

Rientriamo.
La scena delle tasche è successa a inizio serata, quando eravamo seduti su una poltroncina nell’angolo. Cerco sotto, sopra, una tizia collassata riemerge dal Nirvana e mi presta il suo smartphone illuminato a festa per cercare meglio. Grazie, ubriacona, se trovo le chiavi ti porto un aulin per domattina. Niente. E invece sì, le trova Paul non so dove, dice non so cosa, io gliele strappo da mano solo per tirargliele addosso e poi riprenderle e guardarle come Indiana Jones davanti al Santo Graal a fine film.
Usciamo?

Chi sarà la nanerottola?

Chi sarà la nanerottola?

No. La bella nanerottola conosciuta un paio d’ore prima mi compare davanti e proferisce verbo.
(Flashback. Questa tizia è una svitata che mi si era avvicinata per regalarmi una birra. Io le avevo risposto in tedesco che parlo solo inglese… e lei tutta contenta aveva iniziato a travolgermi con la sua logorrea e il suo accento quasi oxfordiano, e a farsi i cazzi miei – in senso strettamente figurato – di dove sei? che ci fai a Graz? Uà davvero? Anche io! Bla bla bla. Ovviamente è buona cortesia rispondere pazientemente a chi ti reca birra in dono. Finché, dopo aver ballato per un po’ insieme, si era ricordata di una fantomatica amica ed era andata via. Fine flashback)
La strana tizia mi, anzi ci, chiede se vogliamo andare con lei e l’amica in un altro locale, “the best club in Graz!”, una specie di ritrovo per irriducibili della notte, musica electro, “cool people”. E sta pure a 5 min. “walkin'”.
Io sono stanco e provato, ma questi per me sono segni del destino.

Riflettiamo.
Io non prendo il giubbino per non avere le chiavi, Paul perde le sue solo per farci tornare dentro e poter rincontrare la bella nanerottola donatrice di birra. È tutto un disegno più grande di me a cui non posso che abbandonarmi, affidandomici come un sacchetto lanciato da mani cuozze si affida alle onde partenopee.
“Sì però non ora, tra mezz’ora, qui mettono ancora qualche bella canzone”.
Come tra mezz’ora? Qualcosa nel modo di comportarsi di questa ragazza non va, lo si capiva anche dai discorsi precedenti che ora non è il caso di raccontare. Insomma, fidatevi. E fidatevi del fatto che io, davanti alla prospettiva di conoscere un posto nuovo in circostanze così inaspettate, avrei accettato anche l’invito di un ragazzo… figuriamoci se ci penso su due volte ora. Con tutti questi segni del destino, poi.

Chiedo a Paul cosa vuol fare, ma non lo lascio parlare e gli spiego la storia del destino. Forse quindi non è una testa di merda, era tutto un piano. Lui risponde solo che, sì, un’altra birra lì possiamo anche prenderla. Un ragionamento molto più adatto per quell’orario, in effetti.
Ma la nanerottola torna, dice che l’amica non si smuove, di avviarci lì che forse ci si vede dopo. Bye bye bye.

Ok Paul, come non detto, sei una testa di merda.

 Fine

Marco Lista | corpo 10

 
PS: la serata al Postgarage, comunque, era bellissima! Era un “Silent Party”, con le cuffie collegate a due diversi Dj che suonavano musica diversa, da scegliere con uno switch… ma guardatevi il video: http://vimeo.com/59986961

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