FEDELE LA CAUSA E I TAGLI ALLA SPESA.

Fedele La Causa era ritornato a casa stanco quella sera, aveva i piedi che gli bollivano per l’infinita camminata pomeridiana e il telecomando del decoder che non funzionava. La vita sa essere più triste del solito quando ci si mette. Affondò l’ingombrante fondoschiena sulla poltrona soffice mentre un rumorino secco usciva dal cotone grezzo dei pantaloni: “Armando, vieni qua, Armà, che non riesco a poggiare la gamba sul bracciuolo …  Armando …” allungando la “o” in un colpo di tosse che sembrava un tentativo di vomito.

Armando Lo Piccolo stava salendo le scale  come poteva, con la fretta per la chiamata e con la scoordinazione dei movimenti che gli era consueta. “Sto salendoci, un momento, maledetto scalinaggio, l’ascensore è guasto”, portando in una mano un tegame pieno di parmigiana di melanzane e nell’altra una bottiglia di greco di tufo.

La Causa ravvivò i pochi capelli che aveva sulla testa grattandosi la chiericola che brillava nuda sotto il lampadario della sala. Aveva lasciato il portone aperto in attesa del suo vice assistente segretario “Che cosa è guasta, la parmigiana di melanzane? Pezzo di fetente, salimela”.

La comunicazione viaggiava con la difficoltà che incontra il linguaggio quando si perde nella tromba delle scale. “… Ispettore, non vi capisco, sto salendoci, ma l’ascensore è guasto, come si dice, marcio, mo’ sto scalandovi coi piedi, ma ché non sto ai piedi delle scale, … eccomi …”. Armando, che a dispetto del cognome che portava, era un marcantonio non di poco, apparve sulla soglia della porta riempiendo totalmente lo spazio. La maglia larghissima con le maniche penzoloni, le mani indaffarate, il cappello calato sul volto e la patta dei pantaloni aperta.

“Vieni, vieni che è aperta …”

“Sì lo so che è aperta, ma mo’ proprio non me la posso chiudere; quella la cerniera è difettosa e io sto ingolfato di mani”.

“Ma che dici, scimunito?”

“Eccomi ispettore”.

“E mo’ sì!”, esclamò con evidente soddisfazione l’ispettore capo nel vedere che il suo assistente aveva fatto il compito che doveva. “Bravo Armando mio bello, vedi …, e tu sempre così devi fare, io ti ho lasciato direttamente aperto in modo che piuttosto, tu ti devi intrometterti sempre così in casa mia …”.

“Posso adottare il tavolo per poggiamento?”

“Adagia, adagiaci sopra il mangime e tutto; l’apparecchiatura l’ho già prontizzata in cucina …”. Si mosse goffamente dalla poltrona, poggiando i piedi sulle pantofole e impiegando quasi un minuto per inserirli dentro, “ … sto venendo Armà”.

Tra gli ispettori ministeriali si era diffusa la voce che bisognasse mandare una lettera di proposta di collaborazione all’indirizzo del super commissario per la spending review e in un certo senso raccomandarsi affinché non venissero tagliati troppi fondi per il loro operato, dimostrando contestualmente l’utilità dello stesso.

Fedele e Armando, dopo il pasto abbondante si diedero subito da fare.

“Come possiamo cominciare, quello l’inizio è tutto. Se ti sbagli a rivolgerti con la parola di cominciamento hai sbagliato tutto, hai sbagliato a nascere”.

“Ispettore facciamo una cosa per bene, vogliamo prendere il vocabolario in modo che risolviamo i dubbi totalitariamente?”

“Eh, Armà, ma tu cosa ne vuoi sapere? fammi fare a me che quella volta al tema in classe ho preso cinque e mezzo”.

Eminenza vostra illustrissima, bensì sinceramente illustrata, bensì super protettore dei tagli di spesa, cioè come quel film di mani di forbici,

noi qui scriventi Fedele La Causa e Armando Lo Piccolo, che siamo umili di natali, ma onestamente anche di pasqua e pasquetta, e ci rivolgiamo a voi con le dita incrociate, ché preghiera è dire troppo, vi siamo amanti.

Il rispetto per il lavorio che porta avanti il ministero vostro bellissimo ci spinge a capo di chino verso una richiesta di conservare anche il lavorio nostro di ispettori, in quanto ispezioniamo tutto quello che c’è bisogno e se non c’è bisogno noi controlliamo per scrupolo. I pochi soldi che prendiamo, noi li usiamo per farci tante cose che servono allo Stato nazionale che facciamo parte, ché è giustissimo risparmiare, ma senza mangiare si muore di fame, e la signora Lo Piccolo non può mica fare gli straordinari tutti i giorni? Noi, alla fine, ma sinceramente, pure all’inizio, consumiamo poco.

Insomma, ci abbisogna soltanto: pieno di benzina di senza piombo verde tutti giorni quotidiani; bensì pausa caffè e sigaretta ogni mezz’ora; ristorante anche modesto sei giorni quotidiani, (cioè noi mangiamo quotidianamente al ristorante fino al sabato, ché la domenica siamo fuori servizio); schede di cellulare illimitate di telefonia mobile e immobile; abbonamento a servizi pubblici di salute e igiene (nonché centro massaggi di via Scafroglia), bensì allo stadio San Paolo, bensì alberghi per le trasferte (non solo della squadra ma anche per noi che quando dobbiamo andare, che ne so, a Bologna non possiamo dormire alla stazione come i barboni e i barboncini); bensì gratuità assoluta di utilizzo di Trenitalia, Alitalia e Postitalia.

In cambio offriamo: massima serietà (ché mentre lavoriamo infatti non ci scappa mai una risata); puntualità ottima, nonché partenopeamente permettendo; relazioni scritte serrate di ogni missione dove siamo mandati, per esempio a questo paese o a quel paese; segretezza assoluta; pensionamento  di tipo come volete voi.

Ora voi giustamente ci conoscete poco, ma noi abbiamo lavorato già alla cultura, già agli interni, già alla pubblica amministrazione e mai, dicasi mai, nessun dipendente serio ed onesto ci ha avuto amici suoi, cioè siamo pulizzati.

Grazie per la cortese attenzione,

con la stima che ci accompagna verso la vostra persona e ci attende lì di fianco senza disturbare,

Isp. capo Fedele La Causa da sempre devoto.

Armando Lo Piccolo, collaboratore fidato, nel suo piccolo, tiene a precisare che quando c’erano le mila lire lui consumava molto di meno, che una pizzetta costava mille lire e mo’ finanche due euro; fallisse la Germania che mangia wurstel e crauti, noi preferiamo salsicce e friarielli!

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