Nuove organizzazioni parlamentari. Nuova vita ai partiti!

La crisi esiste. Nasce finanziaria, continua economica e termina politica. Ecco perché ha portato ad un momento di forte rimescolamento delle composizioni politiche in gioco nella geografia parlamentare dei nostri schieramenti. In linea con quanto accade in Italia dalla notte dei tempi. Un tempo era il Pentapartito, vincere o perdere contava poco, bastava dare o non dare l’appoggio per ottenere o non ottenere incarichi, poltrone e privilegi; poi  scoppiò Tangentopoli che mostrò come quasi tutti, chi più chi meno, fossero professionisti dell’arte del fare la cresta; s’aprirono infine galantemente le porte della seconda Repubblica e con essa la chimera del bipolarismo, già obiettivo dichiarato del radicale Niccolò Copernico, contrastato dalla maggioranza cattolica sul finire del Medioevo.

Oggi il dibattito è incentrato sul dilemma Mari-o-Monti. Il sistema sembra imploso ed il rimescolamento a cui s’accennava sta portando alla riqualificazione dei partiti tradizionali in organizzazioni più dinamiche con punti di vista ben definiti ed obiettivi dichiarati. Per l’ex PDL sembra finita l’esperienza parlamentare, i membri più rappresentativi hanno dichiarato che il gruppo si scioglierà e ognuno tornerà alle proprie occupazioni precedenti (gli ex colonnelli torneranno in Libia, gli avvocati a far scarcerare criminali e tutti gli altri davanti ai pali della luce sperando che ballerine improvvisate si dedichino alla lap dance).

Ma ora basta. Basta con la politica della chiacchiera. Basta con il politicismo. Giunga il tempo nuovo della vera politica del fare. Da alcune indiscrezioni che siamo riusciti ad ottenere, sta emergendo un quadro politico fortemente mutato e i vecchi partiti stanno pensando ad una strategia che sia contemporaneamente conservatrice e progressista, mantenere, cioè, le antiche sigle, magari con piccole varianti, (per non disorientare l’elettorato abituale), cambiando il contenuto dell’acronimo rispettivo (per innovare i vetusti programmi che si portano dietro da epoche immemorabili).

PD. Partito Demografico. Il partito ha rotto le alleanze che lo vedevano al fianco della sinistra più radicale per correre da solo alle prossime elezioni; i vertici dello stesso hanno capito, dopo un accurato sondaggio, che questo è il modo più sicuro, ma non certo, di vincerle una volta per tutte, le elezioni. Senza concorrenza l’ardua impresa si semplifica notevolmente (pare che della questione si siano occupati gli esperti di comunicazione della segreteria dopo aver visionato attentamente lo spot dei gratta e vinci che recita “ti piace vince facile?”). L’eventuale programma di governo punta tutto su un deciso incentivo verso le nascite, l’incremento delle quali potrebbe portare alla soluzione della crisi. L’intellighenzia pare abbia capito che, facendo crescere una considerevole quantità di nuovi bambini, ci si potrà avvalere di nuovi bonus bebè; gli scettici hanno obiettato che questi bonus dovrebbe essere proprio il governo ad elargirli: condannati come uccelli del malaugurio sono stati espulsi dal partito.

IDV. Italia Dei Vagoni. Riforme, riforme, riforme. Dopo la rottura della santa alleanza con i democratici, secondo il nuovo gruppo che si è da poco formato alla Camera (in cucina pare che l’accordo non sia ancora stato raggiunto), lo sviluppo che può portare la nazione fuori da questa fase di stagnazione dei mercati è quello delle infrastrutture viarie per valorizzare, tir, carri, autotreni, rimorchi, furgoni e soprattutto vagoni: vagoni merci, vagoni roulotte, vagoni e carrozze a traino animale e a trazione motore. Felicità ai limiti della commozione da parte di molte migliaia di immigrati clandestini che sotto i treni gomme dei vagoni hanno raggiunto il Belpaese e adesso vantano la appena rinnovata patente come permesso di lavoro e quindi di soggiorno (sperano così di raggiungere il tanto agognato posto fisso e di inserirsi legalmente nella società).

I ben informati (denunciati a piede libero per uso improprio di intercettazioni) danno quasi per certa una imprevedibile alleanza elettorale, non solo numerica, ma, piuttosto, programmatica, con gli storici nemici nordisti in verde mutatisi in Lega Ford. La loro parte di programma si basa principalmente su un ritorno alla famosa catena di montaggio dell’inventore della moderna utilitaria, il quale, pace all’anima sua, si rigira nella tomba imprecando in tutte le lingue perché rifiuta categoricamente che il suo nome venga accostato ad una manica di esaltati celtici mediterranei. L’idea leghista è di dare ampio spazio alla manodopera operaia sotto qualificata e sottopagata che può portare ad un risparmio del 150% del costo del lavoro, indi alla riduzione del debito pubblico. L’unico laureato all’interno del comitato ha sottolineato che non esiste alcun legame, non solo economico, ma nemmeno logico, tra i due fenomeni. Gli è stato gentilmente chiesto di andare a sciacquarsi la bocca sulle sacre sponde del fiume Po per mondare la fesseria detta.

Ancora compatta la formazione centrista nella quale sono confluiti ex fascisti (senza rinnegare le proprie radici), ex democristiani (senza rinnegare le proprie radici) ed ex di tutti gli altri schieramenti che avevano rinnegato già parecchie volte le rispettive radici e quindi questa volta non rinnegano l’averlo fatto, anzi il farlo di continuo. Ecco presentato il Terzo Molo, gruppo neo-moderato che predilige i trasporti e i commerci marittimi ai tradizionali spostamenti e mercati su strada. Punte di diamante del programma elettorale saranno i viaggi in barca per i più validi (indice di una ritrovata meritocrazia), la valorizzazione della pesca a strascico (anche se un raggruppamento di minoranza predilige la pesca noce, perché dice che il pelo sulla buccia fa venire la pelle d’oca) e l’apertura di centri culturali nei porti nuovi delle città di mare come delle versione moderne delle antiche agorà greche. Al Terzo Molo hanno aderito:

FLI. Figure e Libertà per L’Italia. Gli onorevoli si sono fatti promotori di una corrente artistica ultracontemporanea, con tratti vicini al neo-astrattismo, in base alla quale hanno espresso il desiderio esplicito di fare come meglio credono in nome di una presunta libertà di pensiero e di azione. I maligni sospettano la volontà di un “ritorno al futurismo”: impossibile, rispondono i vertici, la trilogia di Steven Spielberg dimostra che quelle sono cose possibili soltanto nei film.

API. Arroganza per l’Italia. Gli iscritti sono ancora pochi, ma sull’onda di un entusiasmo tutto ancora da creare, gli esponenti di vertice giurano che i presuntuosi, come sono stati prontamente battezzati, sono destinati a diventare sempre di più e a far breccia nel cuore degli italiani. I punti chiave del programma sono incentrati sulla faccia tosta che bisogna mostrare in Europa, andare a sgomitare con superbia al Parlamento minacciando un golpe di Stato. L’ala moderata del partito propone un golpe di tosse, mentre gli oltranzisti sostengono l’opportunità di entrare alla BCE con dei passamontagna e dei sacchi di iuta (pare che la soluzione sia destinata ad andare in porto, coerentemente con le velleità marinare della coalizione).

UDC. Ustione di Centro. I centristi che più centristi non si può si sono bruciati a forza di scherzare col fuoco. Erano all’opposizione quando ha governato la sinistra, erano all’opposizione quando ha governato la destra, hanno sempre minacciato di far saltare il banco e adesso si sono bruciati al sacro fuoco della politica. La loro escalation è stata simile al gioco acqua-fuoco: sono partiti da non capirci niente e man mano, fuochino fuochino, si sono avvicinati al potere. Dopo la parentesi tecnica sono i favoriti.

Unico schieramento che si propone di entrare nella futura legislatura con il dichiarato intento di porsi all’opposizione, a prescindere dalle alleanze e dagli esiti delle urne, è SEL. Sinistra ecologia e libertà non ha cambiato una virgola del significato del suo acronimo perché, non occupando attualmente nessuno scranno dei palazzi delle Camere, ritiene di non avere nessuna responsabilità rispetto alla crisi e di poter vantar un credito di fiducia nei confronti degli elettori. Unica novità sarà la disposizione dei principi: non più in ordine come la conosciamo ma a casaccio, seguendo la regola del gioco delle tre carte. Carta vince, carta perde. Solo uno dei tre sarà davvero al centro del programma: per scoprirlo bisognerà giocare fuori alla stazione con un signore brizzolato con l’orecchino e la zeppola in bocca.

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