STREGA 2011. UNA VITTORIA CHE LASCIA IL SEGNO.

Storia della mia gente di Edoardo Nesi ha vinto la 65° edizione del prestigioso premio Strega con ben 138 preferenze che, pur non essendo un plebiscito, ci somigliano tanto (si ricorderà il serrato testa a testa tra Acciaio di Avallone e Canale Mussolini di Pennacchi).

Una vittoria, arrivata dopo il secondo posto del 2005 ottenuto con L’età dell’oro, che sembra andare ben oltre il semplice valore artistico e che dimostra la vita e la  vivacità del mercato letterario italiano. Almeno due spunti di riflessione meritano di essere approfonditi: case editrici e temi affrontati.

Innanzitutto, dopo 4 anni di assoluto dominio Mondadori (vincente con Ammaniti, Giordano, Scarpa e Pennacchi), torna a vincere il gruppo RCS con Bompiani che ha pubblicato il libro. Il dato non è irrilevante visto che attorno alla guerra tra le case editrici per aggiudicarsi l’ambito premio si discute ormai da anni, data anche la mole di vendite che muove, e visto che sulla proprietà Mondadori, senza entrare in polemiche di carattere politico, e sulla libertà d’espressione interna al gruppo hanno avuto da ridire (o protestare accesamente) gli stessi autori sotto contratto, arrivando persino ad interrogarsi sulla legittimità e sulla moralità della scrittura messa a servizio di una casa editrice. Lo stesso Pennacchi, lo scorso anno, aveva affermato di essere soltanto un tizio che scrive storie, a prescindere da chi le pubblica, e pertanto disinteressato al problema della proprietà della casa editrice e della sua strumentalizzazione politica (un parere che comunque aveva aperto l’argomento).

La seconda è una puntualizzazione di carattere “tecnico” se vogliamo. Negli ultimi anni vincono romanzi che hanno molto a che fare con la realtà; ogni romanzo ha a che fare con la realtà, si dirà, ma in questo ultimo periodo l’accentuazione del dato realistico si è indirizzata verso l’ambiente strettamente professionale, evidenziando il rapporto inscindibile tra vita e lavoro. Evidentemente sta succedendo in letteratura quel che gli studi antropologici ci suggeriscono da anni: ogni volta che la società sta per perdere un pezzo di sé, tende con ogni forza a trattenerlo. Il lavoro, ad oggi, è un settore di società che va perdendosi. Dura verità, ma verità. E se l’anno passato ha vinto la narrazione d’epoca con al centro la bonfica dell’agro pontino, quest’anno vince il racconto del lavoro nero (sia a livello legale che morale) del settore tessile toscano, un settore trainante della nostra economia che da anni subisce un forte calo.

“Il mio è un libro di resistenza – ha affermato il vincitore. Questa vittoria va a tutte le persone che hanno perso il lavoro le cui storie non vengono raccontate da nessuno. Il premio – ha aggiunto – va anche alla mia città, Prato, che è meravigliosa”.

Ultimo dato interessante. Per il secondo anno consecutivo è entrato in cinquina un titolo di un materiale da lavoro. Dopo il già citato Acciaio (Rizzoli), Ternitti (Mondadori!) di Mario Desiati che rimanda decisamente all’eternit e dunque all’amianto.

Qui trovate l’elenco completo dei voti della giuria e dei voti collettivi:

http://www.strega.it/premio_strega/20_il_premio_strega.html

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Una risposta a STREGA 2011. UNA VITTORIA CHE LASCIA IL SEGNO.

  1. silviagoi ha detto:

    Càspita,se è così, è davvero un libro provocatorio. Prima di tutto, è colpevolizzante: non ci si sente mai sullo stesso piano della situazione delineata. Per di più, quando si condividano in parte i disagi indicati, ci si sente solo sfiorati da una minaccia più grande – e il rischio sembra quello di aver parlato per dire, in un mondo in cui troppi tacciono sui torti diffusi non meno che sugli spiragli sociali aperti, per una minima respirazione. O sbaglio?

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