Fedele La Causa al Parlamento – VII episodio

Roma, 17/12/2010

Rispettabilissimo, amabilissimo e biondissimo

Cavalier Ministro ombra della Kultura Dott. Bruno Biondi,

le scrivo, permettendomi di farlo ancora una volta, con il rispetto dovuto alla sua personalissima personalità e con la speranza di non fare nessuno torto a lei, la sua famiglia, stretta o allargata che sia, nonché alle famiglie che comunemente conosciamo nonché agli uomini di buona volontà tutti insieme. In relativa relazione alla sua richiesta di indagini parlamentari segretissime, io, parlamentando innanzitutto con il vice-assistente-segretario Armando Lo Piccolo qui presente attivo e transitivo, cioè che transita di continuo passeggiando qui davanti, la informo di quanto segue.

La Camera deputata ai Deputati Onorevoli, ché poi una metà circa onorevoli non sono in quanto uomini e donne di poca fiducia, di cui ben tre aspettano figli più o meno legittimi, ha in procinto, diversamente dalle donne incinte, di discutere di due temi a lei, e conseguentemente anche a noi, molto cari. Trattasi, supramente ogni altra discussione, della fiducia che alcuni sedicenti eletti ritengono di non dover più avere nei confronti suoi e della sua bellissima nonché efficacissima nonché modesta figura di Ministro; secondinamente esiste una discussione di poco conto, ma che si dice appartenga ad un dicastero che è proprio il suo stupendo ed ombroso, riguardo la legge sul prezzo del libro.

Posto che, nonostante io ed il Lo Piccolo abbiamo sforzato tutte le nostre forze per capire cosa fosse questo dicastero, rimane nascosto il luogo del delitto, diciamo che se un libro costa dieci euro o quindici euro a noi poco ci cambia perché tanto non ne leggiamo e quindi non ne compriamo, ma Ella sicuramente farà bellissima figura comunque vada a finire. La vicenda che maggiormente interessa gli interessi suoi e quindi di noi scriventi è sulla questione della fiducia: sua ministrità limpidissima, alcuni colleghi della Camera, diciamo camerati, ecco, non hanno fiducia in lei, sono sfiduciati e stanno convincendo anche altri a non aver più fiducia in lei. Questo accade tra i banchi dell’aula che Lo Piccolo ha sentito che alcuni chiamano metaforicamente Montecitorio, così, senza alcun motivo, perché probabilmente la colpa del disastro della cultura italiana potrebbe essere la sua di lei che legge la nostra epistola.

Come da lei suggeritoci con decisa imposizione nell’ultimo consiglio d’ombra, faremo di tutto per convincerli del contrario, cioè che lei è fiduciosissimo e pertanto useremo le banconote rossastre che lei ci ha dato per convincerli di questo. Nei prossimi giorni circumnavigheremo il palazzo e continueremo il lavoro ispettivo e dispettivo. Terremo aggiornata sua ministrità opportuna su ogni evoluzione del caso con missive posteriori o postume.

Aggiungo, in conclusione, che se fosse per noi ispettori questi tizi che onorevoli non sono li cacciassimo dal suddetto Parlamento, luogo adibito alla parlazione,

suo osservantissimo Isp. Fedele La Causa.

P.S. Armando Lo Piccolo, nel suo piccolo, tiene a precisare che voci di corridoio, di un corridoio che però non si è ben capito, dicono che le stesse medesime cose si parlamentano al Senato dei Senatori e che i Senatori, secondo lui, hanno a che fare con i seni e che se non hanno fiducia è perché frequentano donnacce.

corpo 10

Le ispezioni di Fedele La Causa – VII episodio

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4 risposte a Fedele La Causa al Parlamento – VII episodio

  1. Salvio Bagongi ha detto:

    Sono costretto ad intervenire di nuovo in questa trasmissione per protestare contro le solite mistificazioni con cui la stampa comunista manovrata dai partiti delle sinistre fa propaganda falsa e pretestuosa.
    Non è assolutamente possibile che a me o ai miei ottimi ministri, con i quali costituiamo una squadra straordinaria, vengano messe in bocca parole assolutamente mai dette.
    Dunque, smentisco categoricamente ogni illazione sul calciomercato. La mia squadra è già la più forte degli ultimi 150 anni e non ha bisogno di acquistare nessuno, ne al mercato di gennaio, ne al mercato di giugno. E continuerà a vincere a gennaio, a giugno, a dicembre e pure a settembre.
    Peraltro mi sento di smentire, a nome del ministro ombra della Kultura, l’illazione assolutamente infondata secondo la quale lui avrebbe dato il giusto compenso di fedeltà agli amici che hanno deciso, per motivi squisitamente politici, di passare dalla nostra parte, con banconote rosse. Non abbiamo mai usato banconote comuniste, neanche dopo le nostre splendide serate a base di barzellette sul bunga bunga sul lettone. Le nostre banconote sono solo banconote di libertà, di colore azzurro (ed a volte un po’ verde).
    Come al solito la stampa comunista fa un uso criminoso del mezzo pubblico. Ma mentre i comunisti amano parlare il nostro è il governo del fare. Loro sono il partito dell’odio dell’invidia e dell’ingratitudine: non hanno mai tenuto in considerazione quelli che, sbagliando, li amano. Noi, invece, siamo il partito dell’amore, e sappiamo essere generosi con chi ci ama, e soprattutto, non rinunceremmo mai alla nostra libertà!

  2. corpo 10 ha detto:

    Infatti di banconota parlavasi solo perché riferente al Parlamento, luogo di banconote, giammai altrimenti fosse successo simile contrattempo
    Fedele La Causa,
    eventualmente anche alla vostra

  3. slimson ha detto:

    Certo che Bondi offre di quel materiale…
    Più in generale, ottima l’idea del collettivo e della “scrittura parlata”, fa un po’ teatro della narrazione versione on line.
    A Platone, forse, sarebbe garbata.^^

  4. corpo 10 ha detto:

    In effetti sì, offre materiale, ma noi ci riferiamo al ministro Bruno Biondi. Grazie del complimento per il nostro collettivo,
    alla prossima lettura,
    Guido|corpo10

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