Voce rauca di mare

[Una persona, che più passa il tempo più riconosco come mia maestra, mi ha sempre parlato del pudore che fa a cazzotti con la voglia di parlare.  Il pudore, per esempio, di dare un nome a quello che si compone: chiamare poesia un proprio testo fa arrossire, qualche volta fa anche tremare le gambe, ché poesia è parola importante, troppo importante per me… e non faccio riferimento alla struttura metrica, non è quello. La poesia è densità, è forza, è capacità di penetrare attraverso la scrittura. Allora qualche volta si cerca di scappare per altre vie, si tenta di chiamarle canzoni senza note, quasi che alcune canzoni non siano tra le più belle poesie che io abbia mai letto o ascoltato, per non parlare dell’uso antico di accompagnare con la lira o altri strumenti le poesie, non a caso chiamate liriche. Dunque sono poche le vie di fuga e resta il pudore, e resti tu a fare i conti con quel pudore e con quella voglia di dire, tu in mezzo a loro due a cercare di sciogliere i fili e a renderti conto che, in qualunque modo li si voglia chiamare, i tuoi sono tentativi di illuminare  quel preciso angolo buio che avevi voglia di capire. Sempre cosciente di farlo nel tuo modo, e attento a non pretendere altro.

La persona che mi ha parlato di pudore  è una danzatrice: Raffaella Giordano. A mio modo di vedere usa soprattutto due strumenti per parlare attraverso la danza: il silenzio ed il corpo. Sono due parole chiave di questa raccolta, il silenzio ed il corpo. E Raffaella è uno dei miei maestri di poesia.

Ed ora, per cambiare subito atmosfera e tono, passiamo alle informazioni tecniche… insomma è pronta questa piccola raccolta di scritti, alcuni molto vecchi, altri composti non più di un anno fa. Il 5 dicembre sarò alla fiera di Roma “Più libri, più liberi” nello stand della casa editrice Zona per incontrare possibili lettori e curiosi, dalle ore 13 alle 14.

Intanto vi propongo due brevi testi. Il primo è quello che apre la raccolta, l’altro è dedicato a Un cantautore, ma forse a tutti i cantautori che hanno saputo toccare la mia sensibilità con le loro canzoni poesie.]

UN SOLITARIO MARINAIO CHE VIAGGIA E TACE

i miei silenzi non sono vuoti di pensiero
i miei silenzi sono pause dal rumore
i miei silenzi sono amare gocce di parole;

i miei silenzi non sono assenza
i miei silenzi sono lì davanti a te
i miei silenzi non hanno paura;

le mie parole invece tremano
al solo pensiero che sia possibile
esprimere la complessità;

non smetterò di dedicarli a te
non smetterò di dedicarli a chi sa leggere
lo sguardo di quel solitario marinaio
che viaggia e tace
spaventato dalla sua voce rauca di mare.

UN CANTAUTORE

camminò
per la città
calda di sesso.
si muoveva come un suono rubato
da una chitarra spaccata.
spaccò lui
quella chitarra,
ne attese il suono,
un graffio,
che dedicò a se stesso.
una ferita sotto pelle
viaggiò
di bocca in bocca.
una ferita sotto pelle
viaggiò
verso la rocca.
parole come dita
a sfiorarti
con un tocco, ad offenderti,
a prenderti a schiaffi.
e la musica continua
con le chitarre,
che siano esse rotte
o meno.
e la musica continua,
una ballata
finanche
per un cretino.

Luigi Imperato | corpo 10

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2 risposte a Voce rauca di mare

  1. corpo 10 ha detto:

    Data ufficiale di uscita in libreria: 4 dicembre.

  2. ilaria ha detto:

    Ciò che tu hai scritto è pura poesia.
    Complimenti.

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