La Causa a Pompei e la discarica Lo Piccolo – IV episodio

Pompei, 11/10/2010

Rispettabilissimo, amabilissimo e biondissimo,

Cavalier Ministro ombra della Kultura  Dott. Bruno Biondi,

il sottoscritto Fedele La Causa, alla sua causa sempre fedele e servo ossequioso del voler suo e dei suoi padroni, si immerge a scrivere la presente, soprannominata epistola, in compagnia continuativa ed interminabile del vice-assistente-segretario Armando Lo Piccolo, il quale si mortifica per il non poterla salutare come si deve di persona, per relazionare riguardo il tragico episodio della caduta, nonché crollo, nonché crepa della palestra-scuola (che non si capisce bene di cosa si tratti) dei gladiatori di Pompei, città che vesuviana è dire poco, come notoriamente il ministero nella sua interezza e nella sua bellezza saprà di certo.

Vengo informato in questo momento dal Lo Piccolo che anche lei in persona, cioè in tutta la sua personale personalità, si è mosso alle falde del Kilimangiaro del vulcano già citato, per accertarsi dei danni, nonché delle disgrazie, nonché dei torti subiti dall’archeologico sito che il ministero rappresenta con splendore infinito e medio-grande.

Noi dal cantone nostro, che non siamo mica in Isvizzera a giocare ai quattordici cantoni (non ricordo di preciso, comunque cantone più, cantone meno siamo lì), abbiamo riflettuto [no mi sembra brutto, forse non è italiano, cancella, scrivi abbiamo riflesso], anzi abbiamo riflesso su quanto facciamo qui di seguito, che quello che riportiamo è quello che abbiamo pensato:

–         la manutenzione ordinaria del luogo ci è sembrata insufficiente, ci sono un sacco, ma forse pure di più di sacchi, di cantieri aperti, di lavori di restauramento che però sono fermi immobili e non ci sono che dico operai nemmeno manovali, ma nemmeno ospiti che lavorano al bene pubblico;

–         si udiscono inservienti lamentarsi di continuo perché non gli si paga lo stipendio e non ci sono soldi per le opere di ma-nu-te-nimento e non ci sono fondali per le spese, le guide turistiche sono in cassa integrazione e le zie malate a casa  eccetere eccetere, ma a noi non ci interessa;

–         proteste smisurate nei suoi illustri confronti e in quelli della sua biondissima consorte che con sorte proficua, nonché amica, nonché inutile lei ha sposato e maritato;

–         cani e gatti randagi circuiscono spazi di enorme interesse culturale che noi ammiriamo, ma la cultura, non i cani e i gatti che ci fanno schifo e i dipendenti pubblici gli danno a questi pure il mangiare e allora giustamente questi ritornano e fanno i bisogni e che diamine!;

Tutte queste affermazioni, che qui le dico e qui le nego, sono veritiere e complete di ogni particolare, ma anche non tutte, nel senso cioè che ce ne sono varie (ed eventuali) altre alle cui si deve porre rimedio. Io dico che la colpa di questo schifo di situazione non è decisamente della sua illuminata ed illuminante figura di capo ministro altissimo, ma delle amministrazioni locali che:

–         non hanno luoghi adatti per ospitare gli animali randagi e quindi succede quello che ho detto sopra;

–         non danno soldi alle guide turistiche;

–         non mettono a riparo dal maltempo gli ospiti del parco del vulcano;

–         non hanno, non tutti cioè, la maggioranza del consenso degli elettori;

La sua presenza in loco, tuttavia, è stata ad ogni modo più che gradita, più che amata, direi quasi accettata. Non cercheremo mai le elemosina ad un altro ministero che non sia il suo medesimo.

Nel ringraziarla infinitamente della possibilità che la sua altezza mi offre nel lavorare per lei medesima persona alta, nel salutarla con affetto modesto e nella presunzione di volerla invitare a cena una di queste sere presso la moglie del Lo Piccolo, cuoca provetta, ma non nel senso che cucina in provetta, mi congedo da questa città, ma non dal servizio che mi lega a lei umilmente e per l’eternità dei prossimi mesi (fino a che regge il governo),

suo osservantissimo Isp. Fedele La Causa.

P.S.: Armando Lo Piccolo, nel suo piccolo, tiene a precisare che se questa terra della campana è martorizzata da una serie infinita di problemi ci sarà pure un motivo, però, nel volerli risolvere ha pensato ad una possibilità che stimiamo geniale: questa inutile cultura del passato archeologico di mantenere in vita una città che era ricoperta di lava è giustappunto inutile, perché la nostra vita deve essere rivolta al futuro. Si è pensato di radere al suolo il sito culturale che non serve a niente e di utilizzarlo come discarica per tutta quell’immondizia che ci sta in tutta la provincia che non si sa dove bisogna metterla. In questo modo si prendono due passeri con un fagiolo.

corpo 10

Le ispezioni di Fedele La Causa – IV episodio

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