Carlo Michelstaedter. Un pensatore d’oggi d’un secolo fa.

Questo mese d’ottobre volge al termine senza che, all’infuori del ristretto ambito accademico, si sia celebrato degnamente l’anniversario di uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso e forse di tutti i tempi. In questo mese, infatti, ricorrono i cento anni dalla morte di Carlo Michelstaedter, giovane letterato morto suicida a 23 anni appena terminata la stesura della tesi di laurea.

Non basta un semplice post di blog per ricordare la grandezza del suo pensiero ma nel nostro piccolo vogliamo omaggiarlo, non ripercorrendo l’analisi critica della sua opera più importante, ma solo per cercare di capire cosa abbia spinto uno studente modello all’insano gesto.

La persuasione e la rettorica, l’opera che lo ha reso celebre, nasce appunto come elaborato per la tesi di laurea, con l’obiettivo di analizzare i due temi nella filosofia antica, e precisamente in Platone ed Aristotele. Ben presto, però, il materiale filosofico che doveva essere di semplice studio diventa vissuto personale e la tragedia spirituale insita nel genere umano s’impossessa del ragazzo.

La persuasione per CM è la vita, lo slancio spirituale che spinge l’essere umano ad agire non secondo le convenzione imposte dalla società ma secondo dei criteri unicamente naturali; la rettorica è l’insieme di sovrastrutture ed apparati mentali che il mondo precostituito utilizza per mantenere l’ordine tra i suoi abitanti, in pratica per perpetuare sé stesso. La persuasione è il Gesù storico e la rettorica è la Chiesa; la persuasione è l’utopia e la rettorica è il luogo comune.

Lo studio si trasferisce da un passato astorico ad un presente in prima persona. Il giovane laureando sente sulla propria pelle la contraddizione del vivere, in anticipo e in misura maggiore degli esistenzialisti e dei decadentisti che si imporranno nel ‘900. La vita non è che aspirazione, anelito d’infinito, tensione verso un approdo irraggiungibile che nel momento in cui viene raggiunto smette di essere vita e diventa morte.

La fin troppo lucida coerenza tra lo studio teorica e la pratica sulla propria pelle induce CM alla spinta suicida. Con logicità estrema, terminata l’ultima pagina del suo elaborato finale, smette di ragionare, di parlare e lascia parlare una rivoltella.

Un pensatore strano e straniero. Ai confini. Geografici, perché goriziano. Religiosi, perché ebreo. Morali, perché coerente. L’anello di congiunzione che mancava tra Leopardi e Pasolini.

“L’assoluto non l’ho mai conosciuto, ma lo conosco come chi soffre d’insonnia conosce il sonno, come chi guarda l’oscurità conosce la luce”.

Carlo Michelstaedter, La persuasione e la rettorica, Piccola Biblioteca Adelphi n. 131.

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Una risposta a Carlo Michelstaedter. Un pensatore d’oggi d’un secolo fa.

  1. silvia goi ha detto:

    Proprio sul carattere d’accademicità di C. Michelstaedter ‘cade il peso’, per salvare il linguaggio della Persuasione. Intellettualità estrema, fiorentina e viennese insieme, che non trovano riscontro nella cultura circostante, che accolgono il dialetto goriziano come compatibile, che si incontrano – e scontrano – con
    la porta chiusa della struttura universitaria d’allora. Oggi l’attenzione dovuta al milieu ebraico ha portato luce su questa rete culturale non strettamente accademica, spesso non di scuola: ma l’immagine non marginale, anzi proprio eroica, dell’individuo che combatte ciò che si crede per solo desiderio o comodo, che sfida la superficie educata della relazione sociale, emerge in tutta la sua differenza nella sapiente indicazione di Papini, di lunga vista per i letterati scomodi. Una fisica sociale ne scaturì: poco poteva piacere la scoperta anche a chi ne aveva cura. Il senso d’ineluttabilità presente nelle sue pagine, che attirarono subito il sospetto di patologia, risalta ancora viva e spiccante, una testimonianza dall’interno benché a distanza, dalla recensione di Papini,a costituire un capitolo de Gli amanti di Sofia, dedicato agli outsiders del pensiero italiano. L’unica recensione che potesse avere, allora, dall’Italia, si direbbe!

    Silvia GOI

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