Delirio musical-sentimentale, ovvero le conseguenze del disamore

Dodici anni, dico dodici anni per far sentire un po’ di rock alla mia ex ragazza.

Ore e ore di discussioni, capa e muro per interi pomeriggi che poi diventavano notti insonni e mattine arrivate troppo presto. Insomma il non dormirci mi ha qualche volta fatto pensare vagamente che la cosa mi stesse proprio a cuore: fare ascoltare musica rock alla donna con cui stavo.

Mi innervosiva il suo rifiuto a prescindere, ma soprattutto mi innervosiva la superficialità con cui diceva: “Troppo casino!!!!” oppure  “non mi piace”,  “mi disturba”, oppure la peggiore “le chitarre distorte, senti!!!” sottolineando l’invito ad ascoltare quanto fossero fastidiose per poi finire con un terribile “Le-va quel-la ro-ba!!!”. Così! Sillabato, come un ordine.

Vicino a me “leva quella roba” ?

Roba?

Pink Floyd, Led Zeppelin… che ne so… Radiohead… le ho fatto sentire pure Ian Andersen che suona Buree di Bach … sai, per proporle una cosa particolare… i Jethro Tull, il flauto… il pezzo classico riadattato, eh che cazzo!!! Niente, rifiuto assoluto!

Dodici anni di fidanzamento buttati nella spazzatura musicale.

Era inevitabile: ci siamo lasciati e io ora, finalmente, sono libero di piazzarmi dove e quando voglio i miei Muse ad alto volume!!!

Il che sembrerebbe una liberazione: liberaci oggi da chi odia il rock!!! Che tu sempre sia lodato, oh Signore del divorzio!!!

E invece proprio loro, i Muse, a tradirmi…

Sì, perché poi arriva faccialibro, sto maledetto Facebook, sta maledetta condivisione dei video di Youtube, sta stramaledetta homepage che si fa i cazzi di tutte le bacheche di amici, nemici, ed ex di ogni genere che sia umano.

Ebbene,  che mi pubblica quel giorno la mia ex su Facebook?

Che poi dico io è una settimana che non andavo su Facebook, proprio in quel momento ci dovevo tornare?

Che mi pubblica  lei su Fb?

Uprising? Uprising dei Muse?

Proprio loro a tradirmi, i miei amati Muse!!!

Potrebbe già bastare a rendere quella una giornata del cazzo. Ma non ci si accontenta!!! No! Non ci si accontenta del fatto che io ero appena uscito dalla macchina dove mi stavo sparando a manetta il nuovo Cd appena comprato e sentivo e risentivo proprio quel pezzo! Uprising! No! Il male deve essere compiuto fino in fondo! La ferita deve essere profonda, scavare fino alla radice dei miei gusti musicali, fino alla radice di tutte le liti che mi sono fatto in dodici lunghissimi anni. Tutto ciò grazie ad una fottutissima opportunità in più: il commento. Quante ne devono pensare sti programmatori socialnetworkari?

E sì, non bastava la possibilità di pubblicare Uprising dei Muse in modo che tutto l’universo potesse conoscere i cambiamenti di gusto musicale della mia ex… no, ci voleva il commento! Un commento che per quanto apparentemente semplice e innocuo,  era stato di certo pianificato… meglio… lucidamente pianificato per violentare la mia pazienza e il mio senso di sopportazione. Un lunghissimo, infinito, lancinante, elementare commento: sìììììììììììì!

Sembrava una cosa banale, un ingenuo urlo di gioia. Invece no: era un urlo di guerra.

Mi è bastato guardare bene per capire che ognuna di quelle “i” accentate era un’arma. Mi è bastato contarle: guarda caso, dodici affilatissime, stronzissime “i” accentate. Una per ogni anno insieme!

 

Erano mesi ormai che non ci sentivamo. Il suo numero lo conoscevo ancora a memoria ovviamente, ma non ci pensavo manco un poco, fino a qualche attimo prima, a comporlo ancora sul mio cellulare Motta, ehm… Nokia, scusate. Mai avrei potuto immaginare di sentirla ancora.

Subito al sodo:  “Ti senti i Muse?” TACE.

“Da quando ti piace il rock?”   TACE.

“Ho provato per dodici anni a fartelo piacere!!!!!!” Silenzio… poi  risponde: “Eh… sai  com’è? Poi arriva un giorno e le cose cambiano.”

IL MIO CUORE INIZIA A BATTERE FORTE, lei non si ferma: “Adesso vado anche ai concerti.”  Aggiunge quest’ultima frase come a significare una qualche cazzimmosissima frecciatina verso di me: presumibilmente a occhio e croce tradurrei “Era solo colpa tua se non mi piaceva il rock,  tu non mi portavi ai concerti!”

Io ero sempre più muto, ma eseguivo il mio rituale: ecco, mentre parlavo al telefono avevo preparato tutto. Nodo pronto, cappio finito… avevo appeso la corda al soffitto. Con un  ultimo filo di voce sostenuto da una labile speranza ho chiesto : “Ma… mica sei andata al concerto… dei Muse?”.

“No…  sfortunatamente no”.  Sottolineando, stronza, la parola “sfortunatamente”!

La linea poi casualmente è caduta… (d’accordo non proprio casualmente, diciamo che gli ho dato una mano… d’accordo ho messo giù io…) ma quel che veramente contava era che… ecco… nonostante il dolore lancinante, quell’ultimo tentativo pare fosse andato bene. Non era stata al concerto. Proprio alla fine la mano di una qualche divinità mi aveva salvato. Eh già, se mi avesse detto sì non avrei potuto sopportare il pensarla tra la folla rockettara a pogare,  non avrei avuto speranze, non mi sarebbe restato che scendere dallo sgabello…

Luigi Imperato | corpo 10

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11 risposte a Delirio musical-sentimentale, ovvero le conseguenze del disamore

  1. Salvatore Veneruso ha detto:

    Sono morto!!!! Dal ridere ovviamente… Grande Magnifico!!!

    • Federico Moccio ha detto:

      Due braccia rubate all’agricoltura. Se questo davvero fosse, anzi per rendermi comprensibile anche a te, se questo davvero sarebbe il futuro della narrativa italiana, stessimo profondamente inguaiati. Abuso del turpiloquio, banalità semantiche, povertà lessicale. E tanto per non farci mancare nulla anche un errore grammaticale. “La linea poi casualmente è caduta… (d’accordo non proprio casualmente, diciamo che gli ho dato una mano… d’accordo ho messo giù io…)” La linea sarebbe di genere femminile. LE ho dato una mano. Ma che vogliamo farci. “Cazzimmosissima”, “socialnetworkari”. A mio avviso il protagonista finge spudoratamente di ascoltare i Radiohead ed i Pink Floyd: in realtà in camera sua campeggia un poster di Valerio Scanu ed in macchina ascolta Arisa. Mi raccomando nel prossimo capolavoro ricorda anche le seguenti perle linguistiche: “ma serio”, “ma anche no” e, abbondiamo, “convergenze parallele”. C’è più dignità in Moccia. Ed è quanto dire.

  2. corpo 10 ha detto:

    @Federico Moccio
    Grazie per avermi fatto notare l’errore, lo comunicherò al mio caro protagonista così la prossima volta che pensa si corregge.

  3. silvana ha detto:

    complimentoni è veramente bella… mi sono schiattata dal ridere.. solo una domanda, una sola cosa non mi è chiara:
    ma Federico Moccio mi domando…. addò è asciuto chisto? invidia pura!!!

  4. arturo ha detto:

    Si tratta di una lettura piacevole, simpatica e non retorica, in linea con quanto ci si aspetta da un blog, anzi di più da quanto ci si aspetta da un blog; poi se voglio leggere un romanzo di qualità torno dal buon vecchio Manzoni che è un vero maestro! Non capisco perché scrivere un attacco così duro e gratuito; mi dà l’idea del critico acido che ha provato a scrivere un romanzo e nessuno gliel’ha pubblicato.

  5. corpo 10 ha detto:

    Ho pensato a lungo e credo di dover dare, oltre alla sintetica risposta già data, anche una risposta più articolata alla critica del signor “Moccio”.

    Va bene ogni riflessione ma credo che i toni debbano essere proporzionati.

    1. La critica parte già malissimo, posizionandosi in un campo da gioco diverso dall’oggetto che critica, in un modo o ottuso o tendenzioso perché nessuno ha mai proposto questo breve “delirio” al premio Nobel, nessuno ha mai parlato di futuro della narrativa.

    2. Il fatto stesso che presentiamo questi scritti sul blog vuol dire che forse li riteniamo da blog… come dire: non i nostri cavalli migliori, solo giochi per divertirsi e divertire.

    3. Mi pare sia evidente che il testo è volutamente frivolo, volutamente imita i modi di parlare e di relazionarsi di una persona di circa venti anni o forse meno.

    4. Non ci sono errori nell’uso del congiuntivo come sembrano suggerire le prime righe.

    5. Per quanto riguarda l’errore anche quello è dovuto al tipo di scrittura che si è, palesemente, rifatta ai modi del pensiero (non a caso si intitola “delirio…”). Chi conosce bene la lingua per esempio conosce l’ “anacoluto” ovvero quel fenomeno linguistico causato da uno spostamento di soggetto nel pensiero della persona che parla. Nel nostro caso non è difficile interpretare quell’errore come uno spostamento del pensiero da “linea” a “telefono” per metonimia.
    Come molti sanno scrivo per il teatro, dunque do voce ai personaggi, ovvero sono abituato a pensare come la persona che “interpreto”… quando, ovviamente, voglio fare questo… e nel caso di questo frivolo gioco narrativo da blog era proprio quella la mia intenzione, naturalmente mediata dal contesto (si tratta comunque di mimesi artificiale e non di pedissequa imitazione).

    6. La stesse accuse di turpiloquio, banalità semantica e povertà lessicale non tengono ovviamente conto della scelta di un registro medio-basso e comunque realistico. Faccio notare che queste accuse hanno un poco il sapore di analisi testuale da scuola media,

    7. Non credo si possa decidere a quale mansione debbano aspirare le mie braccia dalla lettura di un semplice post. Chi ha visto a teatro i miei lavori sa che scrivo di ben altri temi, con ben altri stili e con ben altro impegno. Ancora una volta l’intensità della critica denuncia se stessa come pregiudiziale e/o ottusa.

    Luigi Imperato

  6. Annachiara ha detto:

    ahahahahhh
    a me il commento di sto Federico Moccio ha fatto ridere più del racconto

  7. alessandra ha detto:

    Sottoscrivo in toto il commento dell’autore, sottolineando – pareri discordanti a parte – la questione dei ‘toni’. Qualunque parere è infatti rispettabile, purchè sia esposto senza offendere, in maniera educata, costruttiva, moderando toni e termini. Saccenza, maleducazione e acidità lasciamoli su altri terreni di scontro… forse il signor Moccio guarda troppa tv a dispetto dei suoi alti gusti letterari millantanti!
    Io invece dico: bravi ragazzi!
    E un plauso particolare alla vostra passione e alla vostra umiltà!

  8. notitiae ha detto:

    Ti capisco, un pò meno le donne… Guai ad esempio se toccassero il mio:
    http://notitiae.wordpress.com/2010/07/21/medicina-e-musica-con-%E2%80%9Cmaria-malibran%E2%80%9D/
    In bocca al lupo per il blog…

  9. Ciro ha detto:

    Penso che se qualcuno ha qualche problema a contestualizzare quello che legge la colpa non è certo dell’autore, che, quindi, a mio modestissimo parere, non è assolutamente tenuto a dare spiegazioni.
    Scherzi a parte faccio i complimenti al giovane federico: è stato veramente bravo a scovare gli strafalcioni grammaticali del testo. Voto: Bravissimo +: penso che sia il primo della classe a scuola, giusto?

  10. mad ha detto:

    mi fa ridere tanto…
    ma proprio tanto, l’idea che,
    molto probabilmente, il critico
    sia una persona reale e, quasi sicuramente,
    il protagonista sia solo un personaggio di fantasia!

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