Fortune e sfortune del Belpaese

Da qualche anno la fortuna vuole che nella nostra penisola si sia fatta strada la moda dei festival culturali di fine estate; la tendenza, in realtà, non nasce da un’idea originale che di punto in bianco si inventa che esiste un pubblico interessato ad argomenti di carattere culturale, ma è il risultato di indagini sui gusti degli italiani ed in fondo non è che l’evoluzione del nuovo millennio di quelli che erano (e che sono tuttora) i salotti letterari estivi, soprattutto in Versilia, a Cortina e, qualche decennio orsono, sulla riviera romagnola. Dunque fortuna ha voluto che qualcuno abbia capito che in Italia non tutti gli utenti (cioè coloro che usano: ma cosa?) sono assuefatti alla cultura televisiva, che fatta in un certo modo ha pure il suo perché. I festival in questione, assai scarsamente sovvenzionati dalle pubbliche finanze, vivono e prosperano grazie alle risorse dei privati che garantiscono manifestazioni di alto profilo culturale ad uso e consumo della collettività (ricordo a tutti che secondo la costituzione questo è un dovere dello Stato); una curiosità mi spinge a riflettere: gli sponsor privati che finanziano tali manifestazioni lo fanno per amore della cultura, perché si sentono dei novelli Mecenate, o forse per un eventuale ritorno economico? Prescindendo da eventuali sgravi fiscali, dei quali non ci interessiamo, siamo tenuti a pensare che suddetti sponsor abbiano dei vantaggi economici di ritorno non indifferenti altrimenti non spenderebbero denaro proprio a casaccio; a scanso di equivoci: personalmente sono favorevole a questo andazzo e sono anche contento se un’azienda che finanzia un incontro letterario guadagna qualcosa. Il nodo della questione è un altro: se è compito dello Stato finanziare manifestazioni ed eventi culturali, se è anche fruttuoso economicamente, se è utile alla comunità, perché tutto ciò non avviene? E se in minima parte avviene, perché il grande pubblico (televisivo, purtroppo, ma anche della carta stampata) non deve esserne messo al corrente, e se vuole farlo deve attraversare canali assai elitari (riviste specializzate a volte anche pesanti o siti con interviste fiume che potrebbero annoiare)?

L’informazione culturale pubblica nazionale ignora tutto questo ed il cittadino medio (sottoscritto compreso), di conseguenza, pure. Ad ogni modo, tralasciando gli innumerevoli festival delle varie arti (fotografia, teatro di strada, autori emergenti, etc.) che passano inosservati e restano sconosciuti al grande pubblico, tralasciando quelli che seppure si conoscono non hanno risonanza, tralasciando i vari Spoleto,  Giffoni e altri che camminano per la propria strada, anche restringendo il campo ai festival più importanti, siamo costretti a brancolare nel buio dell’ignoranza.

Esempio unico e lampante. La settimana culminata in domenica 12 settembre ha visto lo svolgimento di due grandissime manifestazioni culturali: il festival del cinema di Venezia  ed il festival della letteratura di Mantova. Mantova come Venezia è stata riempita di visitatori, spettatori, pubblico che ha pagato un biglietto per assistere a degli incontri e delle chiacchierate sulle letterature mondiali; Mantova come Venezia ha ricevuto ospiti di caratura internazionale che hanno ammaliato la platea; Mantova come Venezia ha diffuso cultura ed avvicinato l’utente (di libri come di film) all’artista, o il consumatore al produttore se vogliamo metterla in termini di mercato.

Dove voglio andare a parare? Rai Uno ha ospitato tutte le sere quel bell’uomo di Marzullo che fa sempre le stesse domande ai soliti ospiti ricevendo le stesse risposte in diretta da Venezia, mentre a Mantova è stato dedicato forse un mini-servizio al tg dell’alba o della notte inoltratissima. Fortunatamente Radio Tre si è trasferita con il suo bel padiglione nella città ducale trasmettendo dirette interessanti per tutto il pomeriggio; si capirà bene che l’appeal di Rai Uno e quello di Radio Tre non sono esattamente la stessa cosa per un utente medio.

E non mi si venga a dire che Rai Uno ha ospitato la serata di premiazione del Campiello dalla Fenice di Venezia, che sulla vincitrice sezione giovani S. Avallone Bruno Vespa non ha trovato nulla di meglio da dire che non complimentarsi per la scollatura.

Guido Grimaldi | corpo 10

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